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PageRank
Scritto da Administrator   
lunedė 20 novembre 2006

PageRank

PageRank è un termine ormai entrato di diritto nel lessico dei fruitori dei servizi offerti dal motore di ricerca Google.

Letteralmente traducibile come rango di una pagina web, il pagerank è facilmente riconducibile al concetto di popolarità tipico delle relazioni sociali umane, ed indica, o si ripromette di indicare, le pagine o i siti di maggiore rilevanza in relazione ai termini ricercati. Gli algoritmi che rendono possibile l'indicizzazione da parte di Google del materiale presente in rete utilizzano anche il grado di popolarità di una pagina web per definirne la posizione nei risultati di ricerca.

È bene tenere presente che il pagerank ha una valenza democratica nella quale il diritto al voto è permesso dalla semplice pubblicazione di una pagina web, e il voto viene espresso attraverso i collegamenti presenti nella suddetta pagina. Maggiore sarà il grado di popolarità di un sito, maggiore risulterà essere il valore dei voti (link) che quello stesso sito può esprimere.

L'interpretazione e la definizione della popolarità di un sito non sono però legate soltanto a queste votazioni democratiche, ma tengono presente anche della pertinenza del contenuto di una pagina, nonché delle pagine correlate, con i termini ed i criteri della ricerca effettuata. Questo permette, o perlomeno ha lo scopo, di attuare un controllo incrociato che garantisca la validità dei risultati di ricerca.

Visualizzazione del grado di popolarità di un sito

Ottenere informazioni riguardo la notorietà di una pagina web in Google è possibile attraverso l'installazione della Google Toolbar da affiancare ad un browser per la navigazione, oppure utilizzando servizi proposti da terze parti in grado di determinare tale informazione ed implementabili su siti internet.

Formula semplificata

L'algoritmo completo per il calcolo del PageRank fa ricorso all'uso della teoria dei processi di Markov. Dalla formula inizialmente sviluppata dai fondatori di Google, Sergey Brin e Larry Page, è possibile comprendere come il PageRank viene distribuito tra le pagine:

PR[A] = (1 - d) + d ( PR[T1]/C[T1] + ... + PR[Tn]/C[Tn])

Dove:

  • PR[A] è il valore di PageRank della pagina A che vogliamo calcolare
  • T1...Tn sono le pagine che contengono almeno un link verso A
  • PR[T1] ... PR[Tn] sono i valori di PageRank delle pagine T1 ... Tn
  • C[T1] ... C[Tn] sono il numero complessivo di link contenuti nella pagina che offre il link
  • d (damping factor) è un fattore deciso da Google e che nella documentazione originale assume valore 0,85. Può essere aggiustato da Google per decidere la percentuale di PageRank che deve transitare da una pagina all'altra e il valore di PageRank minimo attribuito ad ogni pagina in archivio.

Collegamenti esterni

 

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera

Ultimo aggiornamento ( lunedė 20 novembre 2006 )
 
DRM - Utenti italiani denunciano le major
Scritto da Administrator   
domenica 15 ottobre 2006

DRM - Utenti italiani denunciano le major

Singolare iniziativa di tre consumatori secondo i quali Disney, Universal e Sony violano la legge sul diritto d'autore 

Le tecnologie anticopia, tanto care alle major quanto invise agli utenti, finiscono ancora una volta nell'occhio del ciclone: tre consumatori italiani hanno fatto sapere di aver avviato altrettanti procedimenti giudiziari affinché il Tribunale di Milano accerti la violazione delle leggi sul diritto d'autore da parte di Sony Pictures Home Entertainment, Buena Vista Home Entertainment (Disney) e Universal Pictures. Un'azione senza precedenti in Italia.

I tre, spiegano i loro avvocati, hanno acquistato regolarmente dei supporti (DVD) per fruire di alcune opere cinematografiche. Volendo avvalersi dei diritti previsti dall'art.71 sexies della legge sul diritto d'autore hanno però constatato che misure di protezione DRM poste sui DVD acquistati non consentono loro di eseguire la copia privata.

Da qui la decisione di Claudio Barbieri, Margherita Duranti e Andrea Giacomel di rivolgersi all'Autorità Giudiziaria. "Il problema - spiega a Punto Informatico l'avv. Lorenzo Cionti che segue il caso unitamente all'avv. Ferdinando Cionti - è che, per quanto la normativa sia confusa e contraddittoria, i titolari dei diritti sono obbligati a consentire la realizzazione di una copia privata, come previsto espressamente dall'art. 71sexies, comma 4, l.d.a.".

La copia privata, come noto, rappresenta un'eccezione ai diritti dell'autore: la legge concede a quest'ultimo la disponibilità di ogni decisione in merito alla diffusione di un'opera ad un'unica condizione, e cioè che al consumatore che acquista sia data facoltà di effettuarne una copia. Con il diffondersi delle tecnologie anticopia, la copia privata si rivela una giustificazione per mantenere in vita il controverso equo compenso, quello cioè che si paga alla SIAE quando si acquistano supporti vergini e dispositivi elettronici di registrazione, indipendentemente dall'uso che se ne fa.

Il principio informatore dell'equo compenso è come noto la restitituzione ai detentori del diritto d'autore di un "quantum" per l'uso di quei supporti nell'effettuare la copia privata. La SIAE prevede anche dei rimborsi per chi usa i supporti per finalità che nulla hanno a che vedere con il diritto d'autore, ma non sono solo complessi da ottenere, sono anche disponibili solo per certe aziende e non per il privato. Il "meccanismo" della copia privata, dunque, non solo confligge col DRM ma è anche il puntello essenziale per entrate straordinarie in quota SIAE derivanti dalla vendita di prodotti digitali e non. Che abbiano a che fare col diritto d'autore poco importa.

"A questo punto - commenta Cionti - sarebbe più semplice togliere il diritto alla copia privata così come l'equo compenso, come accade in paesi quali il Regno Unito". Una provocazione, forse, che trova un'eco nella proposta di Nokia e Philips di cancellare l'equo compenso proprio in virtù del fatto che ha ormai acquisito proporzioni epidemiche l'utilizzo dei sistemi DRM (Digital Rights Management) per la distribuzione delle "opere dell'ingegno". DRM che la legge vieta esplicitamente di violare.

È ovvio è che la normativa si presta ad una ambiguità più volte denunciata dai giuristi ma fin qui sistematicamente ignorata da gran parte del mondo politico. Le stesse major non sanno dove sbattere la testa, come ha testimoniato una inchiesta della rivista AF Digitale già lo scorso maggio: alla richiesta dei consumatori su "come procedere" EMI faceva sapere che la copia non si può fare, Sony Music invitava alla riproduzione dei CD su supporto analogico, BMG sosteneva che una copia analogica "si potrebbe dover fare". Ed è questo lo stesso imbarazzo che ha accolto le richieste di spiegazione dei tre che ora hanno sporto denuncia e che si trovano senza indicazioni precise da parte dei detentori dei diritti. "Senza contare - spiega Cionti - che la copia analogica di un DVD, ad esempio su VHS, consentirebbe di riprodurre solo una parte dei contenuti del DVD stesso, non potrebbe quindi in nessun caso essere definita una copia".

Il celebre produttore Claudio Cecchetto, come ricorderanno i lettori di Punto Informatico, con una provocazione aveva distribuito un CD della propria scuderia in doppia copia, una soluzione che consentirebbe al consumatore di avere, di fatto, due originali. Ma è una strada che non è poi stata seguita da alcun produttore.

"La nostra speranza - conclude Cionti - è che questa azione possa anche contribuire a riaprire il dibattito su una normativa tanto importante quanto confusa".

fonte

Fonte: Punto-Informatico
Questo articolo è rilasciato con licenza Creative Commons  

Ultimo aggiornamento ( domenica 15 ottobre 2006 )
 
Google GDrive Detto "Platypus"
Scritto da Administrator   
mercoledė 12 luglio 2006

Google GDrive "Platypus"

I più attenti osservatori di Google, sempre impegnati a rivelare più informazioni possibili sui nuovi progetti del colosso, hanno scoperto nuovi dettagli riguardo a Google GDrive, un nuovo servizio che, secondo quanto trapelalo precedentemente, offrirà agli utenti capacità di file storage online "illimitato e universalmente accessibile". Google sembra effettivamente star testando il servizio GDrive con il nome in codice "Platypus".

Le nuove informazioni sono state trovate in una pagina web, forse accidentalmente pubblicata sul servizio Google Writely (ora rimossa). "Se perdete il vostro computer, prendetene un altro e reinstallate Platypus. I vostri file saranno nuovamente sul vostro PC in pochi minuti", ecco una delle informazioni contenuto nella pagina intitolata "Platypus (Gdrive)" che elencava le funzionalità del nuovo servizio.

Platypus sfrutta un client software per Windows, Mac e Linux che mantiene sincronizzati i file con l'infrastruttura online di Google. Oltre alle chiare funzionalità di backup, gli utenti potranno utilizzare un spazio online "condiviso" per scopi collaborativi. I file saranno anche accessibili via Web qualora non fosse disponibile il software lato client.

Corsin Camichel, il primo a scoprire la pagina "Platypus" all'indirizzo writely.com/index.html, ha segnalato la notizia sul suo blog nella giornata di ieri. La notizia ha ovviamente suscitato l'interesse dell'intera community che si è attivata per cercare ulteriori dettagli e conferme all'informazione. L'esistenza del progetto sembrerebbe confermata dalla scoperta di un post sul blog di David Braginsky, che afferma di essere divenuto "techlead del progetto Platypus per Google". Questo post risale tuttavia a Luglio 2004, e tuttora non è chiara l'origine della pagina web relativa a Platypus scoperta ieri e soprattutto perché sia apparsa su un server usato da Writely. Google non ha commentato la notizia.

Le ultime parole ufficiali del colosso della ricerca, legate a GDrive, risalgono a Marzo scorso, e sono contenute in una presentazione PowerPoint resa disponibile durante il Google Analyst Day 2006. Questo documento è stato rimosso dal sito web di Google ma è ancora disponibile in rete. Le note presenti nel file confermavano con chiarezza le intenzioni da parte di Google di offrire funzionalità di "storage infinito" come parte dei suoi futuri servizi online. "Con storage infinito, possiamo ospitare tutti i files dell'utente, inclusi e-mail, cronologia web, foto e preferiti, e renderli accessibili universalmente (da qualsiasi dispositivo, piattaforma, ecc)".

Non è da escludere, tuttavia, che il progetto Platypus possa essere stato studiato esclusivamente per un uso interno da parte degli impiegati di Google (e quindi non come servizio per i consumer). D'altra parte la nuova scoperta aggiunge un tassello importante al puzzle sul servizio di storage del colosso della ricerca, che prende forma lentamente dalle varie indiscrezioni.

 Google GDrive: Un Rumor Fondato  -  Windows Live Drive: HD Virtuale 

Ricordiamo che anche Microsoft sta sviluppando un servizio dedicato allo storage online, un ennesimo componente della famiglia Windows Live, nome in codice Live Drive, che offrirà agli utenti un disco rigido virtuale per l'hosting di dati personali. Anche Microsoft, come Google, ha lasciato trapelare pochi dettagli sul suo progetto. Ray Ozzie, Microsoft Chief Technology Officer, aveva reso noti pubblicamente i piani su Microsoft Live Drive durante un'intervista a Fortune Magazine pubblicata a fine Aprile scorso. Secondo la rivista, "Microsoft sta progettando di usare i suoi server per offrire a tutti un enorme quantità di online storage per dati digitali … Con Live Drive, tutte le informazioni (musica, film, dati finanziari, videoconferenze, qualsiasi cosa) potranno essere accessibili da qualsiasi postazione e dispositivo". Lo "storage online" quindi sarà l'ennesimo settore di mercato in cui i due colossi si daranno battaglia nei prossimi mesi e anni.

Fonte articolo: Tweakness.net rilasciato con licenza Creative Commons.

Ultimo aggiornamento ( mercoledė 12 luglio 2006 )
 

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